Grigliata notturna

Sabato 15 novembre 2014 l’Atletico Taurinense gioca la partita più intensa della sua giovane storia.

Il ritrovo è fissato per le ore 20,00 al Campus di Via Pietro Cossa.

Alle 19,15 iniziano ad arrivare i primi temerari che, noncuranti del diluvio, hanno deciso di avvicinarsi con qualche minuto di anticipo al campo di battaglia. Nonostante le tenebre e la scarsa visibilità dovuta alla pioggia insistente, già da lontano si avvertono i bagliori sfavillanti delle alte fiamme che imperversano nei pressi della tettoia del Campus segno che la guerra. . . è già iniziata!!!

Parcheggiamo la Vettura e con una corsa ci ripariamo dalle secchiate di acqua che scendono inesorabili. La prima linea è in fermento; Corrado lotta solitario con i tizzoni incandescenti che sembrano voler scappare dalla macchina infernale, ma lui, sapiente condottiero, li tiene a bada con maestria e con decisione; nel frattempo Roby intrattiene i presenti con la sua solita loquacità mentre Betta ed Enzo tentano di scacciare, sempre con maniere gentili e con il sorriso sulle labbra, alcuni loschi figuri che hanno occupato la sala delle feste per un’estemporanea riunione.

Decidiamo di scaricare il contenuto del bagagliaio della vettura e ci proponiamo di dare una mano offrendo il primo bicchiere di bonarda agli instancabili soldati che lottano nelle fiamme alte.

Nel frattempo gli invitati iniziano ad affluire alla spicciolata mentre polli e salsicce vengono sacrificati per ingraziarsi le divinità che governano gli agenti atmosferici; ed in effetti la mossa si rivela vincente perché di li a poco smette di piovere e le catinelle di acqua lasciano il posto ad una leggera pioggerellina che quasi sembra fare persino compagnia.

Alle 20,15 Corrado, stremato dalla lotta contro le braci ardenti e le braciole fumanti, si ritira per il meritato riposo ed è qui che si compie la svolta della serata: sale in cattedra il nostro Mastergriller Gianluca che indossati elmo e corazza non li lascerà più fino a quando le prime luci dell’alba si porteranno via l’ultimo barlume di carbonella ardente, sfornando alette di pollo, salsicciotti e wurstel e sul finire della serata una serie impressionante di arrosticini che, superate a fatica la linee di guerra (la scena ricordava un po’ le camerate di certe caserme anni ’80 dove le reclute dovevano tentare di superare il corridoio tra due ali di anziani senza pietà), tentano di raggiungere il salone delle feste pronti per essere consumati.

Alle 21.35 la tragedia!!! Il tavolo dei dolci cede inesorabilmente nella sua struttura di supporto. Sono scene raccapriccianti; torte che si schiantano al suolo, budini che rotolano lungo il piano inclinato tentando di aggrapparsi con le ultime forze residue ai propri scodellini, biscotti che zompano come impazziti nel marasma generale; l’unico che sembra non preoccuparsene più di tanto, fermo impassibile con la sua solita flemma, adagiato nella sua pirofila è il tiramisù: . . . già certo, come al solito lui si era rintanato nel frigo scampando così alla catastrofe.

I soccorsi arrivano tempestivi e una folta squadra di volontari si mette all’opera per soccorrere i feriti e . . . ahimè porre fine, “magnandoseli”, alle sofferenze dei casi più gravi e disperati.

La calma ora torna a regnare sovrana nell’ampio salone delle feste dove a intervalli più o meno regolari arrivano i rifornimenti dal fronte.

Qualcuno fa la spola tra il luogo della battaglia e le retrovie portando ai combattenti bottiglie di barbera fino a quando, finalmente, compare sul tavolaccio direttamente la damigiana dalla quale i soldati possono abbeverarsi.

Per il principio dei vasi comunicanti la gente ora si è trasferita quasi tutta nella zona cottura e il salone delle feste rimane desolatamente vuoto, come vuoti ora sono tutti i piatti dopo l’assalto dell’orda barbarica, ma è nei pressi della griglia che si respira tutta l’atmosfera festaiola; i volumi si alzano, le voci si fanno sempre più ridacchianti, qualche bicchiere non rimane propriamente al suo posto e si deposita su felpe bianche ignare ed inermi; c’è un senso di positività nell’aria che avvolge tutti i presenti.

Il popolo è in festa e agli angoli del Campus si discute di epiche vittorie contro gli spettri del San Paolo giallo, commemorando le gloriose prestazioni passate e proclamando intenzioni di sfavillanti vittorie future, mentre i brindisi in onore di sant’Arrosticino si sprecano; fino a quando le genti pian piano iniziano a ritirarsi ognuno verso la propria dimora.

Ognuno porterà con sé un ricordo di questa bella serata, qualcuno ne porterà anche i segni (la felpa bianca), resterà solo alla fine una povera Lancia Y blu, parcheggiata al di fuori del cancello: lei proprio non ce l’ha fatta a tornare a casa questa sera!!

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